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L’Endocrinologa al Centro D
Dott.ssa Maria Grazia Pani

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Centro Medico Per La Donna

IL PIU’ INTIMO a CAGLIARI e DECIMOMANNU

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Dott.ssa M. Grazia Pani

Specialista in Endocrinologia

e Malattie del Metabolismo

Curriculum e bio

Laurea in Medicina e Chirurgia con lode, specializzata in Endocrinologia e Malattie del metabolismo con 50/50 e lode e dignità di stampa con la tesi “Obesità in età evolutiva: rischio clinico e genetico in una popolazione di bambini e adolescenti con eccesso ponderale”. Socia delle principali società diabetologiche ed endocrinologiche italiane (AME, SIE e SID), da diversi anni si occupa della diagnosi e della cura di malattie endocrino-metaboliche dell’adulto.

Tariffe

Prima visita

70 euro

Visita di controllo

60 euro

Visita + Ecografia tiroidea

80 euro

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Orari

Mercoledì Decimomannu

Via Biasi 3 dalle 15.30 alle 20.30

Sabato Cagliari

Viale Marconi 62 dalle 15.00 alle 20.00

IPOTIROIDISMO
L’ipotiroidismo è una condizione morbosa, causata dall’incapacità della tiroide di sintetizzare una quantità di ormoni adeguata alle esigenze dell’organismo umano; più raramente, può dipendere da una resistenza, da parte dei vari tessuti del corpo, all’azione dei suddetti ormoni.
In altre parole, chi soffre di ipotiroidismo possiede una tiroide poco produttiva o tessuti che, per un qualche motivo, sono resistenti all’azione degli ormoni tiroidei.
Le malattie della tiroide colpiscono prevalentemente le donne (hanno il 20% di possibilità in più di ammalarsi, rispetto agli uomini) e le persone anziane.
La forma di ipotiroidismo più diffusa è l’ipotiroidismo primitivo, cioè derivante da una patologia della ghiandola tiroidea.
L’ipotiroidismo presenta una spiccata associazione con due malattie genetiche abbastanza note: la sindrome di Down e la sindrome di Turner (malattia esclusiva del sesso femminile).

 

RISCHI
Un alterato funzionamento della ghiandola tiroidea può riflettersi quindi sul peso corporeo.
In particolare, in situazioni di ipotiroidismo, si può verificare un aumento di peso, con tutti i rischi associati, dovuto a una riduzione dell’attività metabolica e alla ritenzione di liquidi.
Astenia e adinamia, ovvero perdita di energia e forza muscolare, sono spesso altri sintomi di un cattivo funzionamento della tiroide. Questi sintomi, infatti, sono presenti nella quasi totalità delle patologie dovute a carenza di ormoni tiroidei. Ai casi di ipotiroidismo sono spesso associati anche disturbi della memoria, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, pensiero rallentato, scarso rendimento scolastico o lavorativo. Inoltre in situazioni di insufficienza ormonale, può manifestarsi stipsi (con frequenza intorno al 60% dei casi).
Altri disturbi possono manifestarsi a livello della pelle, che può presentarsi fredda, secca e ruvida, con difficoltà alla guarigione delle ferite, e a livello di annessi cutanei come unghie e capelli, che sono fragili e crescono lentamente.

 

ANDARE DALL’ENDOCRINOLOGA
L’ipotiroidismo è una condizione tendenzialmente cronica, ciò vuol dire che la tiroide non potrà più riprendere a funzionare regolarmente. Per questo la terapia che viene adottata dalla Dott.ssa Pani è definita “sostitutiva”, nel senso che deve sostituire gli ormoni che la tiroide non è più in grado di produrre. Si parla quindi di terapia ormonale sostitutiva. L’ ecografia tiroidea, inoltre, fornisce informazioni sulla morfologia e sulla struttura della tiroide. Si può sicuramente affermare che l’introduzione dell’ecografia ha notevolmente migliorato l’iter diagnostico della patologia tiroidea.

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TIROIDITE
La tiroidite è un processo infiammatorio cronico a carico della tiroide; ne esistono diverse forme, la più comune delle quali è la tiroidite di Hashimoto, che rientra nel gruppo delle patologie autoimmuni. Per questo motivo la patologia rientra nel gruppo delle tiroiditi autoimmuni.
In risposta all’aggressione del sistema immunitario, si instaura un processo infiammatorio cronico, che in molti casi porta ad una riduzione funzionale della ghiandola. Non a caso, quindi, la tiroidite di Hashimoto è anche la più comune causa di ipotiroidismo. Esistono poi forme acute, subacute o silenti di tiroidite, che possono dare sia ipertiroidismo che ipotiroidismo.

 

RISCHI
La tiroidite di Hashimoto è la più frequente delle patologie tiroidee ed è la causa più frequente di ipotiroidismo nelle aree del mondo con un sufficiente apporto di iodio, mentre nelle aree a carenza iodica la tiroidite cronica e’ ancora oggi una malattia relativamente rara.
Nelle donne l’incidenza è di 3,5 casi per 1000 abitanti l’anno negli uomini, invece, è più bassa (0,8 casi per 1000 abitanti l’anno). La differente distribuzione tra i sessi è meno evidente per la variante fibrosa.
La tiroidite di Hashimoto può decorrere asintomatica per lungo tempo e portare lentamente ad un deficit della ghiandola, con sintomi sfumati e aspecifici, e talvolta passando anche per fasi di ipertiroidismo. Le tiroiditi acute sono spesso caratterizzate da una tumefazione del collo, con la cute che si presenta calda e arrossata.

In una situazione di infiammazione acuta o sub-acuta si può avere distruzione dei follicoli tiroidei, dove si trovano depositati gli ormoni, che vengono quindi rilasciati in circolo determinando l’ipertiroidismo; questa fase è seguita frequentemente da ipotiroidismo per esaurimento delle scorte degli ormoni preformati e l’infiammazione della ghiandola.

 

ANDARE DALL’ENDOCRINOLOGA
La diagnosi delle tiroiditi si basa su: anamnesi (quindi sulla raccolta delle informazioni riferite dal paziente), esami di laboratorio ed esami strumentali. Viene studiata la funzionalità della ghiandola attraverso un’analisi del sangue per il dosaggio degli ormoni tiroidei e dell’ormone stimolante la tiroide (il TSH) ed eventualmente il dosaggio anticorpale. Molti pazienti con tiroidite presentano una funzione tiroidea nella norma; altri, invece, sviluppano ipotiroidismo o episodi di aumentata funzionalità della tiroide. L’ ecografia tiroidea con la Dott.ssa Pani, fornisce informazioni sulla morfologia e sulla struttura della tiroide.

L’ecografia tiroidea può essere d’aiuto nell’evidenziare un quadro di tipo infiammatorio, soprattutto per quanto riguarda una disomogeneità o un aspetto pseudo-nodulare della tiroide.
Si può sicuramente affermare che l’introduzione dell’ecografia ha nettamente migliorato l’iter diagnostico delle patologie tiroidee.

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IPERTIROIDISMO
L’ipertiroidismo è una sindrome clinica causata da eccessiva produzione di ormoni tiroidei. Il soggetto che ne viene colpito sviluppa molto spesso alterazioni importanti a carico del metabolismo, del sistema nervoso e del cuore.
L’ipertiroidismo è uno dei più frequenti disturbi endocrino-metabolici. Colpisce prevalentemente le donne fra i 20 ed i 40 anni, anche se può insorgere a qualunque età.
Le malattie che possono causare un aumento dei livelli circolanti di ormoni tiroidei sono diverse. Fra le più comuni ci sono il morbo di Graves (una malattia autoimmune),i noduli tiroidei (l’adenoma tossico, il gozzo multinodulare tossico e la malattia di Plummer) e le tiroiditi (infiammazioni che portano al rilascio nel sangue dell’ormone immagazzinato nella tiroide).
Il morbo di Basedow è di fatto la più comune causa di ipertiroidismo a livello mondiale. Conosciuto anche come morbo di Graves o gozzo tossico diffuso (visto l’aumento uniforme del volume tiroideo) il morbo di Basedow predilige soprattutto le donne. Un’altra caratteristica del morbo di graves, sono le manifestazioni oculari, in particolare l’esoftalmo, una condizione in cui gli occhi protrudono all’infuori, divenendo sporgenti e fissi fino a donare al viso, in uno stadio avanzato ed in assenza di trattamento, un aspetto “spiritato”. Altri sintomi oculari sono un’aumentata lacrimazione, con fotofobia, irritazione corneale e/o congiuntivale, e sensazione di sabbia negli occhi e visione doppia. In casi gravi, per fortuna rari, si può arrivare a perdere la vista.

 

RISCHI
L’eccesso di ormoni tiroidei ha serie conseguenze sul metabolismo, portando a un’improvvisa perdita di peso, alterazioni del battito cardiaco, sudorazioni e nervosismo. Tutto ciò è dovuto al fatto che la tiroide controlla tutti gli aspetti del metabolismo proprio attraverso gli ormoni che produce.
I sintomi con cui l’ipertiroidismo può manifestarsi sono quindi perdita improvvisa di peso, aumento dell’appetito, tachicardia, aritmia o palpitazioni, ansia, nervosismo e irritabilità, tremori e sudorazione intensa, irregolarità mestruali, intolleranza al caldo, disturbi intestinali, stanchezza e debolezza muscolare, disturbi del sonno, assottigliamento della pelle e capelli fragili. Come abbiamo visto, nel caso del morbo di Graves l’ipertiroidismo può associarsi a una complicanza oculare.

 

ANDARE DALL’ENDOCRINOLOGA
La diagnosi dell’ipertiroidismo prevede una valutazione approfondita della storia clinica e delle condizioni fisiche del paziente. Nel corso della visita si valuta l’eventuale presenza di tremori, alterazioni oculari, tachicardia e si procederà alla palpazione della tiroide alla ricerca dell’eventuale presenza di noduli. Può essere inoltre necessario procedere allo studio ecografico della tiroide. L’ ecografia tiroidea con la Dott.ssa Pani, fornisce informazioni sulla morfologia e sulla struttura della tiroide. Si può sicuramente affermare che l’introduzione dell’ecografia ha notevolmente migliorato l’iter diagnostico delle patologie tiroidee.

La terapia dipende dalla causa dell’ipertiroidismo, dall’età del paziente e dalla gravità delle manifestazioni cliniche.

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NODULI TIROIDEI
I noduli tiroidei, o noduli alla tiroide, sono ingrossamenti anomali ben circoscritti e delimitati di porzioni della tiroide.
Di dimensioni estremamente variabili, i noduli tiroidei hanno, quasi sempre, una natura benigna e, solo in rari casi, nascondono una neoplasia maligna.
I noduli tiroidei possono presentarsi in tanti modi diversi: possono essere masse ripiene di liquido o ripiene di liquido e materiale solido; possono essere masse solide; possono godere di una certa mobilità o essere completamente fissi; possono occupare una qualsiasi porzione della tiroide; possono risiedere in superficie oppure negli strati più profondi della ghiandola tiroidea; possono comparire singolarmente (un singolo nodulo) oppure in maniera multipla (due o più noduli).

 

RISCHI
I noduli sono molto frequenti e le possibilità di svilupparli aumentano con l’età (si stima che per la popolazione con più di 60 anni circa un soggetto su due possa presentare almeno un nodulo).

Benché in genere non diano sintomi, un nodulo di grosse dimensioni può talvolta causare dolore o interferire con la deglutizione o il respiro. La preoccupazione medica relativa ai noduli è legata alla loro occasionale natura cancerosa: la percentuale di noduli maligni tra i noduli della tiroide è attorno al 5%.
Possibili complicanze associate alla presenza di noduli tiroidei sono:
– un peggioramento drastico della sensazione dolorosa, dei disturbi respiratori e dei disturbi di deglutizione;
– il verificarsi delle conseguenze tipiche dell’ipertiroidismo non trattato o dell’ipotiroidismo non trattato;
– l’evoluzione maligna di un nodulo tiroideo precedentemente benigno.

 

ANDARE DALL’ENDOCRINOLOGA
L’iter di esami diagnostici per l’individuazione e lo studio delle caratteristiche dei noduli tiroidei inizia da un accurato esame obiettivo con la palpazione della tiroide e da una scrupolosa anamnesi del paziente; dopodiché, la Dott.ssa Pani prosegue con un’ecografia della tiroide e le analisi del sangue.

 L’ecografia della tiroide permette non solo di confermare la presenza di noduli tiroidei, ma anche di stabilirne la posizione, le dimensioni e le caratteristiche del nodulo (solido o liquido): l’ecografia tiroidea è quindi uno degli esami più importanti nella diagnostica dei noduli tiroidei.

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IPERPARATIROIDISMO
L’iperparatiroidismo è una condizione caratterizzata da un eccesso di ormone paratiroideo (paratormone – PTH) nel sangue. Il PTH viene prodotto dalle paratiroidi, quattro ghiandole piccole come lenticchie collocate posteriormente alla tiroide. Questo ormone serve all’organismo per regolare i livelli di calcio nei tessuti e nel sangue. Il calcio è fondamentale per il controllo di numerose funzioni tra le quali l’attività muscolare, la trasmissione degli impulsi nervosi, il mantenimento della qualità dell’osso. Quando una o più paratiroidi producono in modo incontrollato PTH ne consegue un aumento dei livelli di calcio nel sangue (ipercalcemia).
Esistono vari tipi di iperparatiroidismo tra cui ricordiamo il primario dovuto a patologia primitiva delle paratiroidi e le forme secondarie ad altre patologie come il deficit di vitamina D o l’insufficienza renale cronica.

 

RISCHI
Il corteo sintomatologico dipende dal tipo di iperparatiroidismo.
Spesso l’iperparatiroidismo primario è asintomatico e la condizione viene rilevata spesso incidentalmente, tramite esami del sangue o radiografie di controllo o eseguite per altri motivi. Quando presenti, le manifestazioni cliniche consistono in sintomi spesso aspecifici, quali: astenia, anoressia, depressione, letargia e dolore osseo, mialgia, nausea e vomito, stipsi, poliuria, polidipsia, deterioramento cognitivo, calcolosi renale e, come detto sopra, osteoporosi e relativi rischi frattura.

 

ANDARE DALL’ENDOCRINOLOGA
Un’attenta analisi della storia clinica del paziente e dei suoi familiari, unita alle analisi del sangue e all’ecografia eseguita dalla Dott.ssa Pani, sono alla base della diagnosi della patologia paratiroidea.

La terapia dipende dal tipo di iperparatiroidismo riscontrato, e per quanto riguarda quello primario è fondamentalmente chirurgica. Qualora non ci fosse indicazione chirurgica si può valutare una terapia farmacologica, ad esempio con i farmaci calciomimetici.

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PROLATTINOMA
Il prolattinoma è un tumore benigno dell’ipofisi anteriore capace di secernere l’ormone prolattina, causando iperprolattinemia. La prolattina è nota ai più soprattutto per il ruolo cruciale che ha nella donna; nei soggetti di sesso femminile, infatti, promuove: lo sviluppo del seno in età puberale e il processo di lattazione nella fase successiva al parto.

Nelle donne, il prolattinoma è responsabile principalmente di: oligomenorrea, amenorrea, galattorrea. Inoltre la sua presenza può ridurre il desiderio sessuale e può provocare disturbi, quali: mal di testa, vomito, nausea, ipopituitarismo e emianopsia bitemporale.

RISCHI
Nelle donne, l’iperprolattinemia indotta da un prolattinoma può essere causa di:
– un ritardo nella ricorrenza delle mestruazioni (oligomenorrea) o l’assenza delle mestruazioni (amenorrea);
– galattorrea, ossia il rilascio di latte dalle mammelle al di fuori del periodo dell’allattamento materno;
– dispareunia, cioè dolore durante i rapporti sessuali.
Possibili complicanze attribuibili al prolattinoma sono l’osteoporosi, e un’alterazione degli altri ormoni ipofisari con ipotiroidismo, insufficienza surrenalica e deficit di ormone della crescita e tutti i rischi che ne conseguono.

 

ANDARE DALL’ENDOCRINOLOGA
La terapia del prolattinoma è generalmente farmacologica.
La Dott.ssa Pani deve decidere la posologia del farmaco in base a criteri clinici e poi effettuare periodici controlli, anche attraverso l’esecuzione di esami strumentali quali l’ecografia. La terapia medica è generalmente di lunga durata.
Tendenzialmente in breve tempo dopo l’assunzione del farmaco i livelli di prolattina rientrano nella normalità e nelle donne riprendono le normali funzioni riproduttive (ovulazione e ciclo mestruale) con ripristino della fertilità.

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ACROMEGALIA
E’ una malattia causata nella maggior parte dei casi da adenomi ipofisari che producono GH (ormone della crescita). In casi molto rari può essere provocata dalla secrezione di GHRH (ormone che stimola a sua volta la produzione di GH) da parte di tumori carcinoidi o delle cellule insulari pancreatiche. L’eccesso di GH determina una eccessiva produzione di somatomedina C (o IGF1), responsabile dei principali segni e sintomi della malattia. L’incidenza della malattia nei 2 sessi è pressoché uguale e l’età media della diagnosi è intorno ai 40 anni sebbene dalla comparsa dei primi sintomi alla diagnosi di malattia intercorrono dai 5 ai 10 anni.

Il quadro clinico è caratterizzato dall’ingrandimento delle mani, dei piedi e dei tratti del volto, dovuti alla proliferazione dei tessuti molli, aumento della sudorazione, facile affaticabilità, cefalea (spesso davvero invalidante) e aumento di peso. La tipica “facies” del paziente acromegalico è caratterizzata dall’aumento del volume nasale, crescita della mandibola verso il basso e in avanti, aumento degli spazi interdentali (diastasi), labbra ispessite e lingua aumentata di volume (macroglossia).

 

RISCHI
L’eccessiva crescita ossea e cartilaginea porta alla comparsa di artralgie e, col tempo, di artropatia ipertrofica. L’eccesso di GH e di IGF1 provoca inoltre l’aumento di volume degli organi interni, come la tiroide (frequente il gozzo tiroideo), e il cuore (con compromissione della funzione contrattile) e ingrossamento dei tessuti molli delle prime vie respiratorie che possono provocare apnee ostruttive del sonno. E’inoltre frequente la formazione di polipi del tratto gastrointestinale, dai polipi iperplastici e adenomatosi fino a neoplasie vere e proprie. Sono comuni inoltre alterazioni della glicemia e l’iperinsulinismo.

Nel 60% delle donne, la crescita del tumore ipofisario può condurre ad una ridotta secrezione di ormoni che stimolano le ovaie e di conseguenza ad una compromissione delle funzioni sessuali e della fertilità.

 

ANDARE DALL’ENDOCRINOLOGA
La diagnosi di questa patologia, spesso arriva tardi, anche a 8-10 anni dall’inizio dei sintomi, perchè essi sono subdoli e si manifestano in maniera lenta e progressiva, rendendo difficile l’identificazione del cambiamento da parte della paziente. Accade a volte che il paziente con acromegalia venga visto per problemi respiratori o cardiologici ma che la diagnosi della sua malattia di base non venga effettuata. Altri arrivano dall’endocrinologo per problematiche diverse, come ad esempio il gozzo o patologie della tiroide.

La terapia è essenzialmente chirurgica ma si può avvalere, a seconda dei casi, anche di terapie farmacologiche come gli analoghi della somatostatina, agonisti della dopamina (bromocriptina) e antagonisti del recettore dell’ormone della crescita, in particolare in preparazione all’intervento o in caso di fallimento dello stesso.

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MORBO E SINDROME DI CUSHING
La sindrome di Cushing è una condizione rara che deriva da un eccesso di cortisolo nell’organismo. Il cortisolo è un ormone prodotto normalmente dalle ghiandole surrenali ed è fondamentale per la vita. Esso ci permette di rispondere alle situazioni di stress, ad esempio le malattie, ed ha effetti su quasi tutti i tessuti dell’organismo. Viene prodotto in picchi, più frequenti al mattino e molto ridotti di notte.
Quando il cortisolo è prodotto in eccesso, siamo in presenza di una sindrome di Cushing, qualunque ne sia la causa. Alcuni pazienti sviluppano la sindrome di Cushing a causa di una iperfunzione delle ghiandole surrenali, altri pazienti sviluppano la sindrome di Cushing perché producono un eccesso di ACTH, ormone che stimola le ghiandole surrenali a produrre cortisolo. Solo quando l’ACTH proviene dall’ipofisi la condizione viene definita malattia di Cushing (morbo di Cushing).
La sindrome di Cushing è piuttosto rara. E’ più frequente nelle donne e si manifesta tra i 20 e i 40 anni.

 

RISCHI
Aumento improvviso di peso, irsutismo, caduta dei capelli, ciclo irregolare, perdita di tono muscolare, irritabilità, affaticamento e difficoltà di concentrazione: sono tutti sintomi che possono essere ricondotti alla Sindrome di Cushing.
Nel caso la Sindrome di Cushing non venga adeguatamente e tempestivamente curata può indurre lo sviluppo di osteoporosi (riduzione del calcio nelle ossa), diabete, infezioni, aumenti della pressione del sangue, perdita di massa magra e, in qualche caso, può avere conseguenze ancora più gravi.

Il tumore ipofisario che causa il Cushing può essere curato! Per questo è fondamentale una diagnosi tempestiva.

 

ANDARE DALL’ENDOCRINOLOGA
La terapia è fondamentalmente chirurgica. Qualora essa non possa essere praticata, l’obiettivo di qualunque trattamento medico è la remissione dei segni e sintomi di malattia e la normalizzazione della produzione di cortisolo.

Trova indicazione nei pazienti:  
– che non possono affrontare la chirurgia;
– in attesa di intervento, quando è necessario un rapido controllo dei sintomi;
– in cui si attenda il beneficio della radioterapia;
– con ipercortisolismo ACTH-dipendente con sorgente di ACTH ancora non identificata.

Per valutare un’eventuale ripresa di ipercortisolismo è sempre necessario un regolare follow-up clinico-laboratoristico del paziente trattato.

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IPERALDOSTERONISMO
E’ una sindrome clinica determinata dall’eccessiva secrezione di aldosterone, un ormone steroideo che viene prodotto dalle ghiandole surrenali con lo scopo di regolarizzare il volume dei liquidi extracellulari e i livelli di sodio e di potassio; la secrezione dell’aldosterone è regolata dal cosiddetto sistema renina-angiotensina e, seppure in misura minore, dall’ACTH (ormone adrenocorticotropo).

 

RISCHI
L’iperaldosteronismo non è una patologia di comune riscontro; interessa prevalentemente i soggetti di sesso femminile di età compresa fra i 30 e i 50 anni.

L’Iperaldosteronismo è una malattia che provoca l’aumento di aldosterone del surrene, e uno dei segni più evidenti, che generalmente è il primo segnale di allarme, è l’ipertensione arteriosa, che si accompagna nel 30% dei casi a una riduzione del potassio nel sangue, con astenia, crampi, cefalea e parestesie.

 

ANDARE DALL’ENDOCRINOLOGA
Esistono varie forme di iperaldosteronismo che, essenzialmente, possiamo distinguere in due categorie: iperaldosteronismo primario e iperaldosteronismo secondario.

ll trattamento dell’iperaldosteronismo primario dipende dalle cause scatenanti; nel caso di adenoma monolaterale o di carcinoma la terapia d’elezione è rappresentata dalla chirurgia; l’intervento chirurgico deve essere preceduto da un trattamento medico finalizzato alla normalizzazione della potassiemia e della pressione arteriosa.
La terapia dell’iperaldosteronismo secondario passa attraverso la cura della patologia sottostante che determina l’aumento dell’aldosterone in circolo.

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FEOCROMOCITOMA
Il feocromocitoma è un tumore che si sviluppa nel surrene, colpendo generalmente la sua porzione più interna, detta midollare, dove si trovano le cellule cromaffini. Si tratta di una neoplasia piuttosto rara, con un’incidenza stimata tra i 2 e gli 8 casi per milione di abitanti; il feocromocitoma riconosce una certa predisposizione famigliare ed è più comune tra i giovani adulti e nelle fasce intermedie di età.
Essendo il feocromocitoma un tumore secernente catecolamine, si accompagna molto spesso a ipertensione e a sintomi come mal di testa improvviso, pallore, sudorazione profusa, dolore toracico, perdita di peso, nervosismo, angoscia, ansietà, tremori, palpitazioni e sensazione di battito cardiaco più energico. Talora può essere asintomatico.
A volte tra i sintomi del feocromicotoma rientrano anche disturbi gastrointestinali, come dolori addominali, nausea e vomito, e alterazioni del metabolismo glucidico, come una ridotta tolleranza al glucosio o un franco diabete.

 

RISCHI
I sintomi del feocromocitoma possono aggravarsi improvvisamente dando luogo a crisi ipertensive; ciò succede soprattutto in seguito a stress emozionali od ansietà, anestesie chirurgiche o sforzi fisici che determinano una certa pressione sul tumore (cambiamenti di posizione, attività sportiva, manovre diagnostiche (cateterismo), sollevamento di un peso, defecazione, minzione, gravidanza ecc.).
I sintomi del feomocrocitoma possono essere esacerbati anche dall’uso di alcuni farmaci, droghe ed alimenti (quelli ricchi in tiramina), che elevano la pressione arteriosa.

Il trattamento d’elezione, quando praticabile, è quello chirurgico.

 

ANDARE DALL’ENDOCRINOLOGA
Il feocromocitoma viene definito dagli esperti ‘il grande mimo‘ (un tumore raro che ‘mima’ comuni attacchi d’ansia): è naturale pensare che, prima ancora di curarlo, sia difficile diagnosticarlo. 

La terapia d’elezione per questa classe di tumori è sostanzialmente la chirurgia. La preparazione del paziente, che passa attraverso il ricorso a farmaci ad azione alfa-bloccante, è essenziale per abbassare i rischi in fase chirurgica, evitando le complicanze operatorie. Tale approccio farmacologico è necessario anche in presenza di forme maligne, o comunque non operabili.

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PCOS (SINDROME OVAIO POLICISTICO)
E’ probabilmente il disordine endocrino più frequente nella popolazione femminile e la causa principale di alterazioni del ciclo mestruale e di sterilità anovulatoria. La PCOS è caratterizzata dall’associazione di più segni o sintomi che comprende iperandrogenismo, un particolare quadro morfologico delle ovaie, alterazioni delle gonadotropine, alterazioni del metabolismo dell’insulina. Le donne che giungono all’attenzione della Dott.ssa Pani con disturbi da iperandrogenismo lamentano, in maniera più o meno marcata, la presenza di acne, seborrea, cute grassa, irsutismo e spesso anche irregolarità mestruali.

 

Pcos

RISCHI
Le donne con sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) possono presentare gradi diversi di insulino-resistenza (IR) fino al diabete clinico,dislipidemia mista con VLDL (very low density lipids) elevati, HDL (high density lipids) bassi e trigliceridi alti, ed inoltre obesità nel 50% dei casi, con tipica distribuzione di tipo androide. Queste caratteristiche rendono le donne con PCOS ad aumentato rischio di sindrome metabolica.
Questa sindrome, è caratterizzata dall’aggregazione nella stessa paziente di vari disordini metabolici, ciascuno dei quali noto fattore di rischio cardiovascolare. La sindrome metabolica è una situazione predisponente e predittiva di aterosclerosi e in particolare di malattia coronarica.

 

ANDARE DALL”ENDOCRINOLOGA
A causa della natura variabile della sindrome dell’ovaio policistico, la sua diagnosi si basa sulla combinazione di valutazione clinica, ecografica e di laboratorio. Esiste anche una base familiare per la sindrome. I mezzi impiegati nel trattamento della policistosi ovarica possono inserirsi in punti diversi del circolo vizioso che perpetua la condizione morbosa, interrompendolo. La scelta della terapia più idonea si basa sulla sintomatologia prevalente e sul fatto che la paziente sia o meno desiderosa di prole. In ogni caso di sovrappeso si impone il dimagrimento.

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L’endocrinologia e la diabetologia

L’endocrinologia è la specialità medica che si occupa delle ghiandole endocrine, che producono ormoni responsabili della regolazione dei diversi processi metabolici del nostro organismo. Queste ghiandole, seppure spesso poco conosciute, svolgono un ruolo fondamentale nelle varie fasi della vita, dallo sviluppo fetale a quello puberale, e al passaggio all’età adulta e alla senescenza. Sono ghiandole endocrine la tiroide, che tra le altre è la più frequentemente interessata da processi patologici, ma anche le paratiroidi, implicate nel metabolismo fosfo-calcico e quindi nella salute dell’osso, le ovaie, i surreni e l’ipofisi. Anche il pancreas è un organo endocrino, e il suo malfunzionamento può portare a modifiche del metabolismo glucidico, con alterazioni della glicemia fino al diabete nelle sue varie forme, tra le quali esclusiva della donna è quella gestazionale.

Quando e perché andare dall’endocrinologo/diabetologo?

Nella donna la consulenza endocrinologica/diabetologica è necessaria quando si manifestano disturbi come irsutismo, irregolarità mestruali, difficoltà alla perdita di peso o viceversa calo di peso rapido, smagliature di colore rossastro, ipertensione, ipercolesterolemia, osteoporosi, cefalea, secrezione dal capezzolo. Sottoporsi a una visita dall’endocrinologo è molto importante, soprattutto in alcune fasi della vita della donna, ad esempio durante la programmazione di una gravidanza o durante la stessa gestazione, qualora sussistano sintomi, segni o fattori di rischio che possano far pensare a una patologia endocrinologica o al diabete. Un’altra fase delicata della vita della donna è la menopausa, in questo periodo infatti i cambiamenti ormonali comportano un maggiore rischio cardiovascolare o di osteoporosi, pertanto è utile valutare assieme allo specialista una strategia preventiva di queste patologie.

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